impossibile scartare l'argomento radiohead. lo si può fare per snobberia, senz'altro. ma sarebbe un esempio mirabile di cecità di fronte ad un big bang che in un qualche modo camberà alcuni rapporti nel mercato discografico.
non tutti imiteranno i radiohead nella loro scelta osiamo dire "radicale". intanto perchè la truppa di oxford si puo' permettere una tale mossa a fronte di anni di successo e notorietà conquistate alla maniera antica. dove le major ti creavano il fenomeno a suon di palanche. dobbiamo dire che yorke &c non sono mai stati plasmati e disegnati per il mercato: troppo intelligenti, anche se vi sa fatica ammetterlo e li trovate noisi(non e' il mio caso).
la major band band e' da almeno una quindicina di anni la band più attenta di tutte in riguardo ai nuovi suoni ed il loro possibile approdo nel grande pubblico. basterebbe compilare un elenco dei gruppi spalla avuti negli anni(dai low ai deerhoof) dei djset (dai lali puna al grime) ai riferimenti colti(dalla musica concreta, agli autechre per finire con alice conltrane).
un'altra lezione importante dei radiohead e' l'amore per il rischio-mi ripeto, sempre da una posizione di forza ma tant'è che altri non vi hanno mai provato neppure a chiacchere. era calcolabile a tavolino il successo di Kid A? voi direte di si, adesso e con il senno di poi. ma insomma allora non so in quanti ci avremmo scommesso. usciva in anni fantastici per il rischio in musica(si la riscoperta di tante musiche e la loro attualizzazione avvenuta con il post rock, quello reynolds-iano non quello math) trasformata in prassi. ma e' anche vero che altri avevano provato a spingersi oltre: le visioni piu' avanzate nel campo della musica pop erano finite in successi di critica ma flop commerciali incommensurabili, leggersi ad esempio la parabola splendida dei Talk Talk...lo chiamarono suicidio commerciale.
eppoi l'elemento centrale che ha sempre accompagnato i radiohead e' la qualità del percorso musicale, la profonda ricerca di un nuovo lessico pop. il pop del XXI secolo. dove le grandi esperienze delle musiche tutte sono rielaborate in un contetso moderatamente popolare. vi e' dunque il tentativo di operare un rilettura in chiave culturale della musica pop. ovvero ridare spazio ad istanze di ricerca e non solo di patina e vendibilità alla musica di ascolto.
cosi come e' culturale il distacco dalla major. il d
ownload legale e a prezzo libero suona si come il "date il contributo economico che ritenete opportuno per la nostra musica", ma finirà per essere la campana a morto per quelli "che scaricano perche' costa troppo". si toglie dal piatto una scusa(in parte vera...ma solo in minima parte) per andare al cuore del problema: l'artista libero ha diritto di avere un riconoscimento economico dall'ascoltatore libero? è lecito che l'artista chieda un contributo per continuare nella propria ricerca artistica? per i radiohead e' quasi facile fare queste domande. c'e' una storia alle spalle che li regge(economicamente ed artisticamente), per le giovani band sarà ben difficile iniziare cosi la carriera.
ma questo passaggio di una grande band pop che si rivolge direttamente al proprio publico e' una botta per tutta la cultura musicale. saltano molte delle connessioni con il mercato come lo conoscevamo prima. da anche una via nuova a tutti quelli che credono ed hanno creduto enll'indipendenza della produzione artistica da quella del mercato senza se e senza ma. qui vengono introdotti molti se e molti ma. e' anche una critica al piccolo piccolissimo liberismo che ha soffocato il mercato in ricerca della nuova big thing. da oggi si dice che il valore della musica e' da riconsiderare con strumenti e modi nuovi, e non in modo stupidamente passivo come hanno fanno le multinazionali musicali e le indie label di nuovo conio. i radiohead cambiano le regole fornendone e tutti nuove. consolidandole come nuova prassi che sarà(anzi e' già ora) di successo. un successo "consapevole", ed in parte partecipato(noi che seguiamo questa fase e ne ragionaiamo o compriamo il risultato). una terza via per il mercato musicale.
eh si, i radiohead sono da almeno quindici anni una sicurezza sulle positività del moderno e della critica alla modernità. e questo mi piace. moltissimo.