martedì, maggio 23, 2006

Ancora una volta Grizzly Bear

repetita juvant..ma non juventus!
dopo un incipit cosi poco intelligente ancora una volta mi ritrovo a tessere le lodi de "grizzly bear". grazie ai miei loschi giri di amici amichette, entrature ect ect sono riuscito ad ascoltare attentamente il nuovo album del gruppo: "yellow house" di prossima pubblicazione(agosto) per i tipi della Warp. potrei iniziare con un'elogio alla label di sheffield, che ormai quando spara fuori dalla stanco selciato delle "intelligenze artificiali" scova le bestie migliori in circolazione: battles nel loro ambito mi sembrano unici e fanno quasi dimenticare il concetto di "math rock=roba noisa e vecchia" perche' lo superano di gran lunga sia sul piano del math che del rock... maximo park, che a ben ascoltare il loro album di esordio sono degli ottimi musicisti pop, che scrivono canzoni che restino agli ascolti, anzi, guadagnano consitenza... broadcast se necessitate di avere da me motivazioni per ascoltarli, prendete il vostro computer e caciatelo giu' dalla finestra, non debbo stare a magnificarvi quella band sarebbe superfluo: sono grandiosi, punto e basta. poi c'e' gravenhurst...che a me dice poco, ma a taluni dice tanto. Tutto questo elenchillo per dirvi che i tempi son cambiati da tempo e le menti in casa warp, uno dei patrimoni culturali d'europa, hanno saputo guardare oltre i confini dell'elettronica (pura), e dopo la sussidiaria hip hop Lex, sono andati ad ampliare il loro roster con band atipiche per la loro tradizione: ma questo non deve sorprendere, la gente colta e curiosa-quindi intelligente- usa spesso spiazzare ed aggirare le scelte ovvie.
gli ultimi arrivati in scuderia sono Grizzly Bear, già autori di uno splendido album d'esordio "horn of plenty" su kanine poi ristampato con un cd bonus di remix per i tipi di rumraket. il duo, oggi quartetto, si misurava allora con un folk sporcato da elementi elettronici che ne fondavano il suono su cui poggiavano le storie e la voce di ed droste. in italia ne parlo' solo blow up, e neppure troppo: solo l'attento gualandi nella sua rubrica call of the west ci segnalo' dal suo avamposto occidentale la qualità della proposta dell'orso grizzly. ma si sa, a volte si e' diffidenti con l'america per la sua massiccia overproduzione di band folk in salsa "famolo strano".
il nuovo album "yellow house" non deluderà i vecchi (pochi) fan. la produzione non e' piu' lo-fi per necessità, anzi diventa uno dei punti forti di questo album: ogni singolo aspetto sonoro e' studiato ed elaborato per essere costruttivo e fondante del suono e dell'essenza delle canzoni. in precedenza ho parlato del suono della band come un'incrocio possibile dell o'rourke acustico e melodico (quello dell'ultimo gastr del sol), la voce di alan sparhawk dei low che si sposa con le bizze di produzione dei radiohead periodo kid A/amnesiac. il livello delle composizione raggiunge un livello molto alto, e sposta ancor di piu' l'accento su una scrittura che parte si da elementi folk, ma li sposa ad un pop psicadelico dalle strutture espanse. potremmo quasi dire che siamo di fronte ad un "dark side of the sufjan steven". invece mi limiterò a sostenere che i grizzly bear sono la cosa piu' interessante che il mio vecchio technichs ha riprodotto negli ultimi due anni.

con la certezza del dubbio,

il vostro agitatore culturale preferito, da oltre un decennio!

Commenti:
non vedo l'ora di sentirlo..."horn of plenty" è veramente super!
 
Agitatore culturale!!!avercene!!!
 
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